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FIORI SPAZIALI

Attraverso quest’opera porto avanti una riflessione sul movimento vitale, che è eterno e ciclico mutamento, del mondo vegetale.

Osservando le piante ci troviamo di fronte all’emersione in superficie della forza abissale che sospinge il continuo rinnovamento della Natura.

Questi fiori sono i fiori dell’oltre, i fiori del futuro, l’immagine del dinamismo evolutivo che supera la temporalità culturale ed ermeneutica dell’Uomo. Sono l’immagine ineludibile, meravigliosa e disarmante della danza della Natura, nella cui maestosità l’Uomo dovrebbe sentirsi coinvolto e da cui dovrebbe trarre ispirazione per riflettere sul proprio operato.

 

“FIN CHE LA BARCA VA”

“BARCA DELLA SPERANZA”

 

Le mie sculture compongono il racconto dei viaggi di coloro che fuggono da una terra ostile sperando di sopravvivere e sperando di raggiungere una terra che sia la nuova vita.

Ho posto le mie sculture sopra un tappeto rosso. Al centro ho collocato una figura femminile per metà bianca e per metà nera a cui assegno il valore simbolico dei diversi popoli che si incontrano.

A destra sono poste le sculture delle figure umane e le forme che ho dato alle barche. Le figure umane partono e hanno i corpi con le braccia abbassate perché esprimano il loro smarrimento per il futuro. La installazione contiene forme di sassi e placche di terracotta dipinta con i colori che ho scelto per esprimere acqua e terra.

Le mie barche e le mie figure umane, ho voluto plasmarle in modo che si presentino come forme spezzate. Concettualmente una sintesi estrema che sia essa stessa a suggerire attraverso la visione il completamento soggettivo dell’osservatore. Con queste forme spezzate intendo riferirmi ad una speranza che è un salto nel vuoto e che deve ancora accadere. Dentro la barca le figure hanno le braccia tese e aperte sperando nel futuro.

A sinistra della installazione ho voluto immaginare un esito vincente e ho quindi plasmato figure con braccia al cielo giunte sulla terra sperata.

Le sculture sparse in disordine drammatico restano presenti come corpi morti e straziati dal mare.

Nel contesto di un casuale e complesso sviluppo in cui la speranza può diventare morte.

 

MI SPOSTO CON TE

STORIA DI UNA CARECA

Vado, spingo, freno, aggiusto l’andatura, un po’ a destraa e un po’ a sinistra. Abito in un paese con tante salite e tante discese. I primi periodi in cui uscivo e andavo in strada era una difficoltà, mi dovevo far aiutare: strettoie, dossi, buche, marciapiedi, non riuscivo a procedere senza l’aiuto di una persona. Mi sposto su una carrozzina volgarmente chiamata “seggiola a rotelle”, io la chiamo semplicemente “careca”. Vivo in un paese in periferia vicino ad una città sotto un monte, che con fatica si sta inserendo in un contesto sociale nel quale bisogna essere altruisti, rendere possibili l’inserimento di tutti nel quotidiano. Passeggiare, raggiungere un negozio, andare al Municipio, in posta, al bar, il vento, la pioggia ma anche il sole. E’ sempre una fatica girare, percorrere quegli spaziinfinite volte e trovare infiniti ostacoli; vedere, incontrare, buongiorno, salve….. proseguire in un ambiente dove sei cresciuto e non accorgersi di quel momento che è cambiato dal momento precedente. Dalla passeggiata fata un anno prima nello stesso giorno nella stessa ora, il tempo è trascorso come le nostre vite, lo spazio intorno a noi è mutato; una casa a noi cara di ricordi cede il posto ad un palazzo nuovo, grande confortevole. Che bello uscire di casa preocupandosi di prendere il necessario per andare a passeggiare : dalle chiavi della bicicletta al capello per il sole, poio l’ombrello e le sigarette, un avviso postale; che bello cercare di usare la vista, l’olfatto, l’udito, in aiuto alle gambe per dar dar gioia alla vita.

 

VOLERE VOLARE

 

Passeggiare, camminare mentre si chiacchera, con uno sguardo perso ma attento a tutto quello che mi circonda. Passeggiare, mente spingo: una parola, un occhio alle buche e l’altro rivolto all’ambiente; vedere le stesse persone, salutare e osservare che quella strada non è conveniente, troppo accidentata, troppi scalini, alcune barriere, allora prendere un’altra via. Fermarsi in ferramenta, attendere che esca il negoziante, passare in piazza, scegliere la passatoia meno ripida…… aspettare Claudio, salire andare in comune, provare ad entrare in assensore. Fermarsi al bar e salutare i ragazzi per poi proseguire la mia passeggiata, quella camminata fatta di spinte, impennate, saluti, parole, curve. Quelle ripetute strade quelle vie, quei posti, visti, rivisti ma sempre differenti nelle stagioni e nelle ore. Un momento diverso nello stesso posto attraverso il tempo sempre presente e mai fermo, quel tempo che attraversa, che scorre come lo sguardo cambia, si evolve.

Quelle strade prima vuote, polverose, ora piene di urla, asfaltate, adornate da palazzi, ricchi di gioia, colmi di solitudine. Quelle passeggiate iniziate in un passato di ricordi e difficoltà, quando avevo bisogno di un aiuto per muovermi, ora sono pieno di forza, di gioia. Vedo il mondo che mutua a Pianoro, il paesino che mi ha ospitato dandomi lo spazio di crescere.

 

 

CUBO PALLAVOLO

 

Ho creato un gruppo di quattro mattonelle che raccontano la pallavolo nei suoi aspetti, ogni mattonella ha in se una storia che si collega con la mattonella successiva. Le ho applicate a un cubo di acciaio inox per far risplendere i colori di ogni mattonella. Ho scelto il cubo per far si che questo racconto o questa mia visione della pallavolo non finisse mai di essere letta, come un dado che rotola il mio immaginare è che una persona giri intorno alla mia opera senza mai smettere di comunicare con essa.

 

 

“LEGGEREZZA”

vuole rappresentare la palla che fluttua nell’aria, il suo il suo volteggiare l’ho raffigurato con delle strisce colorate, ho cercato di usare colori allegri per renderla leggera nella sua lettura.

 

 

“FORZA”

vuole rappresentare le varie fasi della partita: la forza di ricevere un colpo, la forza d’abbracciare un compagno, la forza di esultare, la forza di parare un colpo. Ho usato un mono colore di base per renderla monumentale, forte.

 

“VITTORIA O SCONFITTA”

vuole rappresentare il punto ma nello sesso tempo il non punto cioè l’incertezza, l’attimo, se la palla è dentro o fuori. I diversi colori scuri vogliono dare vigore a quel momento effimero.

 

 

“POTENZA”

vuole rappresentare la potenza che si usa per parare una azione d’attacco e nello stesso tempo la forza per distruggere il muro di difesa che ostacola un azione d’attacco. Ho voluto usare tre colori il bianco, il giallo e il nero per rappresentare l’unione delle razze nel mondo sportivo. Il colore scuro come fondo l’ho scelto per sottolineare la forza di questa azione.

Soli che non tramonteranno mai e poi mai

 

 

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VERO AMORE

 

E’ un’opera che parla dell’amore tra una donna e il suo cane.

Due esseri viventi che si amano.

Sia la donna, sia il cane, sono due corpi che contengono tante emozioni, tanti sentimenti. Questi sentimenti, queste emozioni le ho volute rinchiudere o raccogliere in un recipiente e, ho scelto come recipiente una figura geometrica, un parallelepipedo come forza e sicurezza che la matematica e la giometria possono dare.

Un interscambio d’amore tra due esseri.

Questa figura geometrica, volutamente trasfigurata, dove gli angoli vogliono indicare le mille direzioni che i sentimenti e le azioni possono prendere. I coloe bianco marmorio vuole indicare la purezza del loro amore, l’azzurro vorrebbe trasmettere la tranquillità del loro rapporto. Il colori scuri: tra bronzo e nero oro, vogliono segnalare, come i solchi creati sui lati della figura, la durezza e le difficoltà, che la vita ci offre e che noi siamo in grado di affrontare.

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